Martedì 4 febbraio è scomparsa a Roma Zaza Calzia, figura centrale nel panorama artistico sardo e italiano. Pittrice e designer, Calzia è stata un’artista poliedrica, votata allo sperimentalismo e alla ricerca che ha perseguito a partire dagli Anni Cinquanta.
Gli anni della formazione e l’esordio
Nata a Cagliari nel 1932, Zaza Calzia maturò la sua formazione artistica all’Istituto d’Arte di Sassari, dove, chiamata dall’artista Mauro Manca, diresse per alcuni anni il laboratorio di Decorazione Pittorica, insegnandovi Progettazione e Disegno professionale. Esordì nel 1959 esponendo alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, segnalandosi per l’attualità del suo linguaggio espressivo, slegato da qualsiasi regionalismo.
Il rapporto con Mauro Manca e la prima personale
Il rapporto di stima e amicizia con Mauro Manca fu molto solido e con lui riuscì a presentare a Sassari la prima sua personale nel 1966, alla Galleria “A”. Il suo percorso artistico è iniziato con una ricerca sull’informale e l’astratto, utilizzando tecniche miste sperimentali: le sue opere, ricche di riferimenti aggiornati al panorama internazionale, si volsero poi a composizioni che avevano come base le lettere, e i collage colorati. .
La tecnica del collage e l’impegno nell’editoria per l’infanzia
I segni alfanumerici divennero per la Calzia gli elementi compositivi da dosare ed equilibrare nello spazio compositivo, ricco di cromatismi variati. La sua tecnica preferita è stata il collage. A partire dal 1967 si dedicò anche all’editoria per l’infanzia.
Le mostre e il trasferimento a Roma
Negli Anni Sessanta e Settanta ha partecipato a numerose mostre collettive tenute sia in Sardegna che a Roma, mentre le sue personali furono tenute negli Anni Ottanta a Nuoro (1983), Sassari (1984), e Roma (1986 e 1987). Sposatasi con il pittore Nino Dore, si trasferì con lui nel 1970 a Roma, dove ha insegnato e continuato a produrre ed esporre. Zaza Calzia è divenuta poi anche designer per ditte nei campi dell’industria e dell’artigianato.
L’eredità di Zaza Calzia
Figura centrale del panorama artistico sardo, dopo gli studi con Filippo Figari e Mauro Manca, ha fatto parte di quella generazione di iconoclasti del pennello che alla fine degli anni Cinquanta avevano portato avanti una rivoluzione estetica, allontanandosi dai canoni figurativi della tradizione sarda per avvicinarsi alla ricerca europea. Zaza Calzia è stata un’artista che ha sempre privilegiato l’aspetto lirico del gesto pittorico, dopo aver sperimentato a lungo negli anni Sessanta e Settanta, insieme ad altri compagni di viaggio come Ermanno Leinardi, Gaetano Brundu, Nino Dore, Tonino Casula e Rosanna Rossi, metodologie di ricerca che cercavano di rinnovare l’arte isolana. Bambina eterna, Zaza ha saputo riscoprire la gioia e la meraviglia nel mondo che la circondava, trasformando la sua arte in un gioco di colori, linee e forme. La sua eredità vive nelle opere che ci ha lasciato, un invito a non smettere di sperimentare e di guardare il mondo con occhi sempre nuovi.